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Title: Vito Acconci e lo spazio del corpo

Time: 2 giugno 2012
Category: Article
Views: 1534 Likes: 0

Tags: Acconci , architettura , art , body art , Chris Burden , fotografia , Gunther Brus , Hermann Nitsch , Louise Bourgeois , masochism , Rudolf Schwartzkogler , tokio , united bamboo , usa , video , Vito Acconci

Vito Acconci e lo spazio del corpo

an article by Luna Todaro

Vito Acconci is an eclectic artist: he has a remarkable 40 years career that comprehends all sorts of performances, including poetry, body art, photography, video art and architecture. Vito Acconci was born in 1940 in New York and started his artistic adventure as a video poet during the middle 60’s, under the pseudonym of Vito Hannibal Acconci. During the 70’s he produced very provocative performances, such as Seedbed, in which he practises autoeroticism in front of a video camera connected to a monitor on which the voyeuristic public can observe him. At the end of the 70’s his performances started to take place in the physical space too, through real installations that minimized the distance between spectator and performer. They were usually interactive installations, where the public could actually participate with the work/event even varying actively the possibilities of its configuration. Artistic practice pushed Acconci beyond masochism, through performances that claim body tension. In this way he explores his limits like an aesthetic practice. Similar experiments were being carried out in those years on an international level in which we find Gunther Brus, Hermann Nitsch and Rudolf Schwartzkogler’s Vienna Actionists and the extreme performances of Chris Burden in the US. Through pain, public humiliations and masochistic practices Vito Acconci reaches deep consciousness of his body. A kind of knowledge enriched by pain. And it is through pain, auto-inflicted in this case, that he is able to discover new perceptive horizons. The creative process, in this kind of artistic research, is related to blood addiction, to sweat, to those precious liquids that featured the aesthetic experience of another great contemporary artist, Louise Bourgeois, and that confirms the interest towards a masochistic art, limens between art and life that are very actual nowadays. In the 80’s Acconci is no longer satisfied with visual art, founding the Studio Acconci, his artistic expression becomes more vast, even proposing intervention on the environment. This brought to a crossbreed between art, architecture and design, through which the spectator is involved with all of his five senses. An example of this could be the clothes shop created in Tokyo in 2003 for the United Bamboo company. The aesthetic experience moves into architecture: materials are the muscles of the building and the coverings are its skin: sensitive to the urges of the outer world and altered by them. Now the architectonic element is an animated object, its raison d’etre is in its movement and transience. In Acconci’s experiments, the building is not a monument to celebrate hieratic values, but it becomes the symbol of transformation and evolution, biological characteristics of a “living” architecture.

Vito Acconci è un artista poliedrico: oltre quarant’anni di carriera espressa tramite le più diverse arti, tra cui poesia, body art, fotografia, video art e architettura. Nasce a New York nel 1940 e inizia la propria avventura artistica come videopoeta a metà anni ’60, sotto lo pseudonimo di Vito Hannibal Acconci. Durante gli anni ’70 si evolve con performance ad alto grado provocatorio, quali Seedbed, in cui si opera autoerotismo di fronte ad una telecamera collegata ad un monitor tramite cui il pubblico può voyeuristicamente controllarlo. Alla fine degli anni ’70 l’arte di Acconci si appropria dello spazio fisico, attraverso vere e proprie installazioni durante le quali assottiglia oltre l’inverosimile le distanze tra spettatore e performer. Si tratta spesso d’installazioni interattive, dove il pubblico può prender parte all’opera/evento che in quel momento si svolge, variandone attivamente le opportunità di configurazione. La pratica artistica spinge Acconci fin oltre il masochismo, con performances che invocano la tensione del corpo. L’esplorazione dei propri limiti fisici e psicologici quale pratica estetica trova riscontro in sperimentazioni che durante gli anni ‘70 erano portate avanti parallelamente in più Paesi: l’azionismo viennese di Gunther Brus, Hermann Nitsch e Rudolf Schwartzkogler e le performances estreme di Chris Burden negli USA. Le sofferenze rivolte al proprio manifestarsi fisico, le pubbliche umiliazioni e le pratiche masochistiche di Vito Acconci gli permettono di approfondire la conoscenza del proprio corpo. Un sapere che guadagna valore perché nasce dal dolore. Ed è proprio attraverso il dolore, in questo caso autoinflitto, che si ampliano i propri orizzonti percettivi. La creazione, in questo tipo di ricerche, è connotata dall’assuefazione al sangue, al sudore, a quei precious liquids che hanno indotto e caratterizzato l’esperienza estetica di un’altra grande artista contemporanea, Louise Bourgeois, e che confermano l’interesse verso un’arte masochistica, limen sempre più attuale tra arte e vita. Negli anni ’80 la carriera nell’arte visuale non lo soddisfa più, fondando lo Studio Acconci l’espressione artistica prende una dimensione più ampia, proponendo interventi di scala ambientale. Nascono quindi progetti volti all’ibridazione tra arte, architettura e design, tramite il coinvolgimento attivo dei sensi del visitatore. Un esempio è il negozio di abbigliamento creato a Tokyo nel 2003 per la compagnia United Bamboo. L’esperienza estetica entra in architettura: i materiali sono i muscoli dell’edificio e i rivestimenti ne formano la pelle, sensibile alle sollecitazioni e modificabile dagli interventi esterni. Ora l’elemento architettonico è un oggetto animato, che nel movimento e nella transitorietà trova piena ragion d’essere. Nelle sperimentazioni di Vito Acconci l’edificio non è più monumento per la celebrazione ieratica di valori ma oggetto di trasformazione ed evoluzione, caratteristiche biologiche di un’architettura ‘viva’. 

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Title: Vito Acconci e lo spazio del corpo

Time: 2 giugno 2012
Category: Article
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Tags: Acconci , architettura , art , body art , Chris Burden , fotografia , Gunther Brus , Hermann Nitsch , Louise Bourgeois , masochism , Rudolf Schwartzkogler , tokio , united bamboo , usa , video , Vito Acconci