Fabbricare Fiducia_Architettura #15 | Manifesto di un’architettura gentile | Dario Canciani

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Come sarà l’architettura del futuro? Come descrivere la terra, ora  che siamo ancora in mezzo al mare in burrasca dell’emergenza? E’ molto difficile.

Ma una cosa mi pare certa: questo virus ci sta rendendo coscienti di almeno un paio di cose: la prima è l’esperienza del nostro corpo, da una parte nella sua fragilità, ma dall’altra nella sua importanza nella conoscenza del mondo, nella socialità, in quei contatti che, ora impediti, ci appaiono ancora più indispensabili di prima.

La seconda è che il pianeta, senza di noi, sta meglio: in poche settimane di inattività antropica diminuisce lo smog, i mari diventano più limpidi ed abitabili, si respira meglio.

La prima considerazione mi porta a pensare che vorrei una architettura non solo “retinica”, fatta per gli occhi e per le riviste, ma SENSORIALE/ESPERIENZIALE, fatta per tutti i nostri sensi, per il nostro corpo nella sua interezza e complessità, una architettura del tatto, dell’olfatto, del suono, dell’”apticità”! Una architettura fatta apposta affinché si possa esperire e comprendere il mondo attraverso il nostro corpo.

La seconda osservazione, se siamo dotati di un minimo di buon senso ed umiltà, ci costringerà (finalmente) a passare da una architettura che costruisce, occupa spazi, consuma energia e materie prime ad un’altra che invece “libera” suolo, demolisce ciò che non è necessario rendendo fruibile e armonico il paesaggio, recupera ciò che di importante è stato costruito (penso ad esempio alle grandi aree industriali dismesse ma anche alle grandi costruzione agricole spesso abbandonate), restituisce spazio alla collettività (lo spazio pubblico che fa parte dei quella “identità italica” che oggi riscopriamo cantando sui balconi) e che sappia essere totalmente sostenibile, cominciando dall’energia necessaria per la costruzione sino alla dismissione/riciclo.

Se è vero, come diceva Bruno Zevi (che a sua volta si rifaceva a Baudrillard ) che “la modernità è quella che trasforma una crisi in valore e ne fa scaturire una nuova estetica di rottura e di cambiamento”, quale sarà l’estetica futura?

Se i principi saranno la “sensorialità” e la “circolarità” penso a costruzioni leggere, quasi “Plug-in”, magari in legno, che si connettono sia agli edifici esistenti  ma anche a terreni vergini senza lasciare traccia sull’ambiente, reversibili, smontabili. Insomma, in una sola parola, una architettura “gentile”.

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Dario Canciani, ingegnere edile, fonda con Matteo Massiglio nel 2007 a Tortona “studio ACME” che si occupa di architettura ed ingegneria. Dal 2006 al 2013 è assistente nei corsi di Composizione Architettonica dell'Università di Pavia, è correlatore di tesi e docente in Master (Pavia e Perugia), relatore in svariati convegni e collaboratore di riviste del settore. Cura dal 2013 il blog di architettura DasAndere (www.dariocanciani.blogspot.com). Nel 2011 è tra i soci fondatore dell’associazione “Colli di Coppi” per la valorizzazione del territorio tortonese attraverso la mobilità lenta e nel 2019 è promotore e socio fondatore (e presidente) del “Comitato Capannoni del sale” per la salvaguardia e la valorizzazione dei manufatti costruiti da P.L. Nervi a Tortona nel 1951.

www.studioacme.it

 

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #15 | Manifesto di un’architettura gentile | Dario Canciani

Time: 5 aprile 2020
Category: Article
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