Fabbricare Fiducia_Architettura #48 | Accommodatio | Silvia Valentino

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Come immagini il mondo dell’architettura e la sua professione dopo l’attuale crisi virale?

L’impeto con cui ogni cosa cambia e si adatta a quello che succede là fuori è impressionante. Guardo la TV; tutto ciò che viene trasmesso è in funzione del Covid-19. I musei continuano ad essere attivi e “aperti” garantendo alle persone comode visite dal divano di casa. Alcune industrie hanno convertito la loro produzione nella fabbricazione di dispositivi di protezione individuale. La musica continua ad essere riprodotta grazie ai canali social. Gli chef stellati preparano pasti per chi non può provvedere a questo bisogno primario e in contemporanea ci coinvolgono in video-tutorial sulla preparazione di ricette homemade. Ogni cosa è accompagnata da uno slogan forte e risonante: Io resto a casa. Casa. Una parola elementare, due sillabe, ma che racchiudono al momento un grande valore: protezione dal mondo esterno e dal nemico comune. La casa da sempre incarna l’oggetto di desiderio dell’uomo e di seduzione-sperimentazione per l’architetto. Nelle ultime settimane lo spazio domestico privato ha indossato in modo imperativo le vesti di una città, ospitandone le funzioni: piazza, cinema, museo, palestra, office, biblioteca, scuola. Dalla finestra si vedono i “vecchi” spazi pubblici, vuoti nella loro solitudine. Anche l’abitazione si è, dunque, adeguata a quella che è la nuova “normalità”. In un modo o nell’altro, la vita sta continuando. E l’architettura? L’architettura sembra essere sospesa; senza il contatto col mondo esterno e le persone, resta ferma. Pensa agli spazi progettati, alle responsabilità delle scelte effettuate, interrogandosi su come questi stiano fronteggiando l’emergenza sanitaria e rispondendo alle esigenze dei propri ospiti-abitanti. Guarda costantemente ai mutamenti che avvengono sotto i suoi occhi appuntando quello che potrebbe essere spunto di riflessione e punto di partenza per il domani. Italo Calvino, ne Le città invisibili, scrive: «Ogni cambiamento implica una catena d’altri cambiamenti, in Andria come tra le stelle: la città e il cielo non restano mai uguali…Convinti che ogni innovazione nella città influisca sul disegno del cielo, prima d’ogni decisione calcolano i rischi e i vantaggi per loro e per l’insieme della città e dei mondi». Il Covid-19 ci sta gridando silenziosamente come le azioni di oggi possono avere ripercussioni anche gravi sul domani. L’architetto, come gli abitanti di Andria, deve dunque, essere prudente nelle scelte progettuali e consapevole delle conseguenze che queste potranno avere in futuro sulla terra e sul cielo. Deve accantonare la smania di protagonismo per stare dalla parte della natura, utilizzandone in modo razionale le risorse. Essere elastico; ispirare fiducia nelle persone; progettare spazi fluidi autosufficienti, capaci di adattarsi all’imprevedibile che verrà, che siano ponti verso il contesto e non muraglie; costruire luoghi sterili che devono aiutarci a non ammalarci: questa è la sfida che immagino per il mondo dell’architettura dopo il Covid-19!

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Silvia Valentino. Sono nata a Caserta. Dopo aver terminato gli studi classici, mi sono laureata a dicembre 2017 presso l’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” con la tesi di laurea in “Modelli abitativi e nuove tecnologie”, la progettazione di un villaggio di case modulari in bambù capaci di adattarsi a varie condizioni morfo-climatiche e rispondere ad emergenze abitative. Ho collaborato con due studi di architettura e con Sport e salute spa nell’impiantistica sportiva. Ho partecipato al concorso fotografico nazionale ‘Architettura Nuda 2019′, dove la mia foto è stata scelta per il calendario 2019. Attualmente sto seguendo un Master di II livello in Building information modeling presso l’Università di Pisa. 

 

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #48 | Accommodatio | Silvia Valentino

Time: 17 aprile 2020
Category: Article
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