Fabbricare Fiducia_Architettura #28 | House Like A City | Francesca Bonfà

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Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?

Per rispondere a tale domanda è opportuno capire come la popolazione stia vivendo questo periodo di pandemia.

Fino a un mese fa la nostra giornata era caratterizzata da una routine frenetica nella quale trascorrevamo la maggior parte del tempo fuori dalle nostre abitazioni. Questo stile di vita tipico della società moderna si riflette anche nel mondo dell’architettura, portando, negli anni, ad un progressivo mutamento delle tipologie edilizie. Gli ambienti domestici si riducono all’essenziale e molte stanze, con il passare del tempo, sono diventate superflue. L’architetto è stato via via chiamato a progettare case in cui la zona giorno si configura in un unico vano contenente soggiorno e cucina, il cosiddetto, e ormai di moda, open space. Per quanto riguarda la zona notte, essa è caratterizzata da stanze grandi il giusto per rispettare le norme edilizie.

Quando a casa ci si tornava per cenare e dormire la gestione degli spazi risultava essere adeguata ma ora, che siamo costretti a restarci per l’intera giornata, quest’organizzazione spaziale genera negli abitanti un senso di prigionia. I pochi e piccoli ambienti che compongono l’abitazione sono diventati improvvisamente inadeguati ad accogliere le molteplici attività svoltesi nell’arco della giornata. L’ambiente principale della casa, l’open space, diventa il contenitore di tutte le attività quotidiane. È il luogo dove cuciniamo, mangiamo, guardiamo la televisione, lavoriamo in smart working e facciamo giocare i bambini.

Compito dell’architetto sarà aiutare le persone ad evadere dal senso di oppressione che vivono in casa loro, progettando abitazioni più confortevoli, con spazi più dignitosi e con tante stanze quante sono le funzioni di cui necessita una persona. Lo scopo sarà far sì che l’abitante viva la casa come se fosse una città, non una cella. Una casa in cui ci si sposterà da una stanza all’altra a seconda dell’attività che si deve svolgere. Ognuno di noi dovrebbe avere un’abitazione che rispecchi il suo essere.

Un bravo architetto è colui che, dopo aver ascoltato e compreso le necessità della popolazione, sa progettare tenendo conto degli effetti che lo spazio costruito produce sulle emozioni delle persone. Egli dovrà porre attenzione pure al luogo del costruito integrandosi al meglio con esso.

Prendiamo spunto da quelle architetture spontanee e tradizionali che Rudofsky chiamava “Architecture without architects”. Esse rispettano il territorio e rispecchiano lo stile di vita dell’abitante. Evitiamo l’effetto copia e incolla. Non siamo tutti uguali, non abbiamo le stesse esigenze e nemmeno i luoghi in cui progettiamo si equivalgono.

Questo periodo di costrizione ci ha insegnato che la casa è un luogo da vivere e, noi architetti, saremo chiamati a progettare case da abitare, non solo case in cui dormire.

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Sono Francesca Bonfà, ho conseguito la laurea magistrale in Architettura e culture del progetto presso l’Università IUAV di Venezia nel 2019 con una tesi riguardante la riqualificazione di un quartiere di Londra. Dopo aver conseguito nel 2019 l’esame di abilitazione professionale ed aver svolto esperienze di tirocinio in alcuni studi del territorio incrementando così le mie conoscenze sia per quanto riguarda la tematica del nuovo che del restauro, mi sto ora dedicata all’approfondimento della storia dell’architettura ed in modo particolare alla storia dell’abitare.

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #28 | House Like A City | Francesca Bonfà

Time: 11 aprile 2020
Category: Article
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