Fabbricare Fiducia_Architettura #89 | Professione demiurgo | Alice Acquaviva

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Inizio 1800, un virus terrorizza la città di Parigi più di qualunque altro: le sollevazioni popolari. Al fine di tenere a bada la capitale, facilitare lo spostamento di truppe e rendere più difficile la costruzione di barricate da parte dei rivoltosi, Napoleone III e il prefetto Haussmann attuano un enorme processo di modernizzazione della città. Il progetto tocca tutti gli aspetti dell’urbanistica, sia nel centro sia nelle periferie: strade e viali, spazi verdi, arredo urbano, fognature e rete idrica. Infine, il miglioramento delle condizioni abitative delle classi più povere, sottoposte a precarie condizioni igieniche e sanitarie.

1884, un’epidemia di colera sconvolge Napoli. Si decide di portare a compimento il progetto di Risanamento della città. L’intervento ha lo scopo di risolvere i problemi igienico-sanitari delle zone della città individuate come focolai dell’epidemia. L’intervento, che muta radicalmente e definitivamente la città, si focalizza sui quartieri storici, sostituendo il tessuto storico con elementi moderni. Il degrado e la povertà di quei rioni rimangono immutati, ma nascosti da nuove imponenti architetture. L’esito della trasformazione di queste città si deve ad una classe dirigente che vede nella paura, il pretesto per una trasformazione di carattere urbano. Le architetture che compongono questo nuovo tessuto contribuiscono a creare un’immagine di meraviglia attorno a queste città, spesso celando le criticità al loro interno, come le Vele di Scampia e la Banlieue Clichy-Sous-Bois.

Gli architetti purtroppo, aspirano spesso ad assumere un ruolo demiurgico nella professione, con l’auspicio, spesso velato di arroganza, di poter essere loro stessi gli artefici della trasformazione della città. Ci piace pensare di avere le soluzioni a situazioni spesso più grandi di noi, e che la nostra professione ha contribuito a creare. Non sto certo dicendo che l’architetto non possa in alcun modo apportare un cambiamento positivo alle città, ma vorrei sottolineare, e mi sembra abbastanza banale farlo, che per ottenere un cambiamento non ci si debba limitare alla progettazione della quinta scenica, e che vi sia la necessità di una leadership in grado di mettere al primo posto quelle circostanze che sono spesso state rimandate a qualcun altro o di qualche decennio. Spero di non essere tacciata di cinismo o banalità, perché anche io vorrei fabbricare fiducia. Voglio essere fiduciosa del fatto che nell’epoca della democratizzazione dell’informazione, vi sia la possibilità di spostare l’attenzione sul tema. Voglio essere fiduciosa del fatto che per la prima volta nella storia dell’umanità, i bisogni della collettività possano essere messi al di là della quinta scenica, così che fra 150 anni, non guardino ad oggi come l’ennesimo capitolo ripetuto. Voglio essere fiduciosa, perché se nei prossimi anni mi venisse data la possibilità di viaggiare nel tempo, non vorrei sentirmi dire dalla nostra controparte futura “Avete sprecato l’ennesima occasione”.

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Alice Acquaviva. Alice Acquaviva, giovane architetto riminese classe 1993, nel 2018 si laurea in architettura presso l’Università degli studi di Ferrara, con una tesi di urbanistica sulla progettazione di percorsi per la valorizzazione e la destagionalizzazione turistica della Valmarecchia (RN). Dal 2019 vive a Favara (AG) dove collabora con il centro culturale Farm Cultural Park a diversi progetti tra cui: gli allestimenti di Countless Cities, la biennale delle città del mondo; SIArchFest, progetto vincitore del bando “Festival dell’Architettura” promosso dalla DGAAP del MIBACT; Ad oggi dirige la scuola di architettura per bambini SOU di Farm Cultural Park, portando avanti il programma “City Rebels. Storie di ribellione urbana” che mira a far incontrare gli studenti della scuola e gli attori del cambiamento che sta coinvolgendo le città del mondo.

 

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #89 | Professione demiurgo | Alice Acquaviva

Time: 25 aprile 2020
Category: Article
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