Fabbricare Fiducia_Architettura #06 | Prospettive emozionali contro l’inutilità | Francesca Diano

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Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?

 

Nei giorni in cui l’espressione “distanza sociale” è entrata nel nostro vocabolario quotidiano e “smart working” è l’imperativo, mi sono trovata a riflettere a fondo sul mio ruolo sociale e umano come architetto in questo momento: mi sento inutile. Non faccio parte di nessuna di quelle categorie annoverate tra gli eroi e di sicuro l’architettura sembra lontana dalle necessità impellenti.
Ma a farci caso, l’architettura è una di quelle poche cose da cui non possiamo sfuggire. Neanche ora: ci troviamo reclusi in spazi abitativi che stanno diventando la nostra tana sicura, ma spesso anche la nostra prigione; osserviamo dalle finestre un paesaggio sempre uguale a se stesso, giorno dopo giorno, spesso fatto di fazzoletti di cielo incorniciati da edifici più o meno belli.

Finita l’epidemia saremo cambiati noi e il nostro stato d’animo; lo spazio del vivere, di conseguenza, dovrà adattarsi al nuovo essere. Chi meglio di noi architetti potrà aiutare la società a ridisegnare luoghi in cui rispecchiarsi? Vorrei che ci dessimo questa possibilità. Che ci prendessimo questa responsabilità.

Se da un lato diventa fluido il rapporto tra spazi del lavoro e spazi del vivere – ci servono ancora gli uffici in cui passavamo le nostre giornate? – dall’altro le interazioni di prossimità si rivelano più che necessarie per mantenere la società sana: stiamo scoprendo in noi una rinnovata capacità relazionale.

Vorrei perciò un’architettura in cui innovazione significhi disegno degli spazi per la nuova normalità, caratterizzati da flessibilità nel tempo e negli usi, deputati non ad attività funzionali predefinite, ma soprattutto all’urgenza di interazioni. Vorrei un’architettura fatta di visioni collettive di fruizione, in cui l’autarchia lasci spazio al sincretismo. Vorrei un’architettura fatta di conciliazione sociale e funzionale, in cui gli elementi che prima erano in contrapposizione trovino una nuova modalità di interazione. Vorrei un’architettura che rispetti la nuova prospettiva emozionale delle persone e che agisca sulle nostre riscoperte percezioni sensoriali. Vorrei un’architettura che scaturisca da un approccio olistico e che possa contribuire al benessere psico fisico della nostra società. Vorrei un’architettura che sia strumento e, contemporaneamente opportunità per ridisegnare il mondo che vorremmo.

 

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Francesca Diano si laurea al Politecnico di Torino nel 2009 con una tesi realizzata tra Italia e Cina con il professore P.A. Croset.
Collabora con studi di architettura in Italia – UdA, +Studio, GOODfor- e in Gran Bretagna – Sybarite, James Wells Architects- seguendo prevalentemente cantieri in Europa e in Oriente.
Dal 2016 lavora come libera professionista occupandosi principalmente di progetti residenziali e di ospitalità. Nel tempo accresce il suo interesse per il design degli interni e per la storia dell’abitare. Le diverse dimensioni del progettare, dall’architettura al complemento d’arredo, trovano così una sinergia fatta di sperimentazioni e di collaborazioni con l’artigianato d’eccellenza
Alla professione affianca l’insegnamento presso il Politecnico di Torino e di Milano.

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #06 | Prospettive emozionali contro l’inutilità | Francesca Diano

Time: 1 aprile 2020
Category: Article
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