Fabbricare Fiducia_Architettura #107 | Breve riflessione sulla prosperità dello spazio domestico | Nicolò Calandrini e Francesco Rambelli

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Hubmann Vass Architekten. Reconstruction of Loos apartment. Bedroom of Lina Loos.

Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?

 

Crisi.

Viene definita “perturbazione o improvvisa modificazione nella vita di un individuo o di una collettività, con effetti più o meno gravi e duraturi”, e ancora, “lento ma inarrestabile disfacimento”.

E’ chiaro come socialmente non si possa fare a meno di associarvi concetti negativi di mancanza o insufficienza, di scontento o disperazione, fino alla depressione.

Crisi.

Dal latino crisis, dal greco κρίσις (krísis) “scelta, decisione” o da κρίνω (krino) “distinguere, separare”. E’ evidente nell’etimologia come il senso della parola presupponga un’azione, il come ci si pone di fronte alla questione, la capacità di dividere due momenti: prima, all’assenza del problema, e dopo, alla sua presenza.

Nulla di negativo, semmai un’opportunità per cambiare. Un’opportunità per crescere.

E cosa s’impara da questa crisi, come si cresce? Su cosa si focalizza l’attenzione?

Sui problemi, è chiaro. Per lo più, cosa è cambiato, rispetto al momento di assenza: non si circola più per le strade cittadine, si passa più tempo all’interno delle abitazioni e ci si dedica momentaneamente al temporeggiamento; ci si guarda intorno e ci si conforta con i propri cari, nei propri nidi, tra i propri affetti. Ci si chiede se le cose altre esterne al nostro rifugio, per cui si ha combattuto tanto, hanno davvero senso nel momento in cui cerchiamo la pace e comprendiamo l’importanza della nostra essenza attuale, o comunque l’unica cosa che ora realmente fa la differenza tra lo star bene, e lo star male.

Il comfort casalingo. Il focolare domestico.

Abito una casa giusta, una casa che mi rappresenta, in cui mi riconosco e in cui si riconoscono le persone di cui mi circondo? Alla fine, nel cuore della crisi, architettonicamente parlando, non restano che queste domande.

Dunque, se si potesse andare in giro, si riderebbe di fronte alle spericolatezze fatte dall’edilizia contemporanea ai bordi della città per farsi notare ed attirare pubblico attenzione ed introito, almeno tanto quanto di fronte a tutti quegli sforzi fatti per salvaguardare quel prezioso gioiello storico in centro città che tenta in egual modo di trarne gli stessi profitti. Non potendo, si mette in crisi il sistema che ci ha condotto e guidati per tutto questo tempo, un sistema che ha trasformato le futili fantasie commerciali in realtà necessarie. Ci si rende conto, che l’architettura della città non ha valore. C’è un senso di malinconia, è vero, sentiamo la mancanza dell’andirivieni delle relazioni pubbliche e private, ma è finalmente evidente che l’essenza della spazio vivente non appartiene alla città come non appartiene agli altri, difatti appartiene al singolo che vive l’interno della propria capanna. Privati del non necessario, del futile, si è privati solo dell’esterno. La scala d’interesse si ridimensiona: la città diventa quartiere e la sua architettura è fatta di interni. Si vivono gli interni come unica realtà, e lo stesso percorso casa-lavoro-spesa sembra solo il ricordo di una città viva.

E’ ormai evidente come una città, la facciano gli abitanti e non gli edifici.

Quindi crisi si, ma di che cosa?

In crisi vanno le insicurezze, le incertezze, e le abitudini sconsiderate che si portano dietro.

Le strutture portanti, il proprio centro, gli interni nei quali viviamo ogni giorno, non cedono mai, non vanno in crisi. Saranno sempre li a rappresentarci, e dovranno divenire il focus di questa nostra krisis.

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Nicolò Calandrini e Francesco Rambelli. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia, Nicolò, e il Politecnico di Milano, Francesco, ed aver lavorato per numerosi studi in tutta Europa, da Maxwan Architects+Urbanists a Rotterdam, a MGM a Siviglia, U67 a dAarhus, Dogma a Bruxelles e NegriniLindvall, rientrati in Italia fondano DENARA nella città in cui sono nati: Ravenna.

DENARA è un’associazione multidisciplinare che si occupa di architettura, folclore e tutto ciò che vi è in mezzo.

Un sentimento d’amore per la proprio terra, la Romagna, e più in generale per l’Italia, è maturato lentamente durante gli anni di formazione. Con la forte convinzione che le provincie costituiscano presente e futuro del nostro paese, la missione che si sono prefissati è quella di portare ciò che è stato appreso in un luogo simbolo come questo, che maggiormente vive la crisi del momento culturale italiano. In un momento storico in cui la diaspora dei giovani professionisti alimenta un movimento di spopolamento e conseguente impoverimento dei centri italiani, crediamo nella forte necessità di fare sistema e di rinvigorire un tessuto sociale-urbano che da troppo tempo cerca di rinnovarsi con fatica e discontinuità.

 

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #107 | Breve riflessione sulla prosperità dello spazio domestico | Nicolò Calandrini e Francesco Rambelli

Time: 29 aprile 2020
Category: Article
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