Fabbricare Fiducia_Architettura #55 | Un’architettura piccola | Marco Enia

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Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?

L´architettura è parte della società, e fare l´architetto non è altro che un lavoro. Si potrebbe partire da queste due idee, tutto sommato semplici, per preparare l´architettura che verrà. L´importanza di un architetto nella costruzione di una società migliore (ma basterebbe anche non peggiore) non è superiore a quella di una cassiera, un cuoco, un´avvocata. Sembrerà strano, ma nelle facoltà e negli studi di tutto il mondo la convinzione opposta gode ancora di una certa diffusione.

Cosí anche certe idee vecchie, stantie, dannose: l´idea dell’architetto come demiurgo capace di progettare tutto, “dal cucchiaio alla città”, e di farlo bene; l´idea che l´architettura è la disciplina che meglio comprende le dinamiche del territorio; l´idea che per fare un buon progetto si debba per forza di cose pensare in grande ed essere originali. O, ancora, l´idea più arrogante di tutte, la più difficile da smontare, secondo cui solo l´architetto sa davvero quale sia il modo corretto di abitare gli spazi. Eppure, dovremmo aver chiaro già da tempo che non c´è modello astratto che possa prevalere sulla verità concreta, carnale, spesso brutale, della vita individuale e sociale. Come disse un maestro, autore di grandi progetti ed altrettanto grandi errori, la vita ha sempre ragione e l´architetto ha torto. Le persone vivono, si muovono ed interagiscono secondo logiche proprie, che solo a volte coincidono con quelle dell´architetto. Il territorio evolve secondo meccanismi complessi: l´architettura è solo uno di questi, e neanche il principale. I pezzi del mondo che verrà li stiamo mettendo assieme poco a poco, uno alla volta. Il puzzle riuscirà meglio se a dare il suo contributo sarà un architettura umile, sensibile, ricettiva. Un´architettura del genere si farà a partire dallo sguardo e dall´ascolto: osservare con attenzione un luogo, è già prendersene cura; chiedere a una comunità cosa desidera e di cosa ha timore, è già progettare. Un´architettura del genere tornerà ad esercitare l´arte delle piccole cose: interventi minuti e poco vistosi, che non temono di mostrarsi ordinari, persino banali. Un´architettura del genere sarà sostenibile: dal punto di vista climatico ed ambientale, ma anche sociale.  Tutti verranno pagati il giusto per il proprio lavoro -  a differenza di oggi, come sa qualsiasi giovane architetto. Sinché non succede questo, qualsiasi dibattito alto sull´architettura, a partire da queste mie parole, è una inutile perdita di tempo. L´architettura del futuro dovrà mettere da parte le attuali manie di grandezza: sarà piccola, di strada, pensata più che disegnata, a misura di bambini, donne, uomini, animali. L´alternativa, l´unica alternativa, è che resti quel che oggi spesso è: una pratica cinica, avida, amorale.

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Marco Enia nasce a Palermo una trentina di anni fa e, per qualche ragione mai chiarita del tutto, in un certo momento decide di fare l’architetto. Ha conseguito un dottorato in Comunicación Arquitectónica en la E.T.S.A.M., Universidad Politécnica de Madrid (2018); nella stessa università ha studiato un master universitario in Análisis, Teoría e Historia de la Arquitectura (2013). Attualmente lavora come Profesor de tiempo completo nel dipartimento di architettura della UDLAP (Puebla, Messico).

 

 

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #55 | Un’architettura piccola | Marco Enia

Time: 19 aprile 2020
Category: Article
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