Fabbricare Fiducia_Architettura #56 | Architettura e salute | Alice Buzzone

Photo taken in , Malaysia

Come immagini il mondo dell’architettura e la sua professione dopo l’attuale crisi virale?

 

In un recente contributo di Baricco [1] si parla del crinale che l’emergenza covid sta delineando: il superamento di un’intelligenza di tipo novecentesco a favore di una logica di tipo sistemico e una gestione transdisciplinare. Su questo si basa il concetto di rigenerazione urbana. La salute adesso è finalmente al centro e l’architetto deve riscoprire il suo impatto in questo ambito ed entro questa cornice metodologica. Forse la prima azione utile è quella di contribuire alla costruzione/rafforzamento di comunità, azione tra i determinanti di salute per l’OMS, strumento di prevenzione che deve costituire un esercizio ordinario, non asservito alle logiche dell’emergenza. Assistiamo in questi giorni alla formazione di molte reti di mutuo aiuto. Se questo lavoro fosse stato fatto prima saremmo stati più resilienti e molte persone in sofferenza forse avrebbero subito meno pressioni, meno ansie [2]. La comunità ha bisogno di tempi di cura e/o di costruzione lunghi e costanti. Come può l’architetto costruire comunità? Attraverso la dimensione del fare, ad esempio, si possono costruire rapporti umani, salute e consapevolezza ambientale, ridurre differenze. Da anni faccio interagire, per la realizzazione di progetti, designer con aspiranti artigiani richiedenti asilo [3]. Fabbricare qualcosa insieme, collaborare ad un progetto, riduce in modo istantaneo il gap sociale, può generare responsabilità ambientale. Ciclofficine, repair-café, esperienze di autocostruzione vanno in questa direzione e sono potenziali scenari lavorativi per gli architetti. Queste sono attività che potrebbero essere messe a sistema e sulle quali devono essere esercitate delle cautele. Si dovrebbero coinvolgere e ingaggiare anche individui ai margini, non solo interessati e addetti ai lavori. Bisognerebbe andare oltre le esperienze puntuali, temporanee, e costruire laboratori di capacitazione mirati alla comunità e diretti alla costruzione di spazi/istallazioni così come di nuove economie, processi autopoietici, che diano la possibilità di tornare ad aspirare, a partire dal territorio. Guardare i processi sotto quest’ottica potrebbe indirizzare la P.A. ad appoggiarli/finanziarli, riconoscendo il ruolo dell’architetto. Servono poi strumenti come i presidi permanenti e caratteristiche inclusive come quelle dell’informalità. Esistono esperienze virtuose per la presa in carico costante, capaci di intercettare le istanze dei cittadini in modo capillare come il modello delle microaree che si basa su presidi socio-sanitari circoscritti e con cui si potrebbe convertire la spesa sanitaria in spesa sul paesaggio attraverso la collaborazione tra enti. La conoscenza reale degli abitanti potrebbe indirizzare dei processi mirati ed efficaci. Altri strumenti ordinari sono le cooperative di comunità per strategie di rigenerazione urbana, che possono fare da volani economici per la creazione di lavoro e per la costruzione di nuovi scenari energetici.

 

[1] A. Baricco, Virus: è arrivato il momento dell’audacia, La Repubblica, marzo 2020
[2] Esistono numerose patologie legate alla salute mentale, molto più diffuse di quanto si possa pensare, che hanno a che fare con i cambiamenti delle strutture sociali, economiche e del sistema di welfare
[3] I laboratori si sono svolti in collaborazione con la falegnameria sociale K_alma di Roma, un’esperienza dedicata alla capacitazione degli individui e alla produzione di lavoro tramite la formazione formale ed informale dei richiedenti asilo ma aperta anche a chiunque voglia partecipare attivamente a corsi e laboratori, o autoproduzione.
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Alice Buzzone. Dottore di ricerca in Paesaggio e Ambiente, architetto e docente. Il suo ultimo lavoro di ricerca ha riguardato i fenomeni di rigenerazione urbana community led e il ruolo dell’architetto all’interno di tali processi. Dal 2011 si occupa attivamente, oltre allo svolgimento dell’attività di progettazione tradizionale, di ecodesign, rigenerazione urbana, spazio pubblico, dinamiche urbane e sociali, conducendo attività di ricerca, consulenza, partecipando a convegni, organizzando eventi e workshop in tali ambiti. È autrice di pubblicazioni scientifiche. Collabora con l’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e Provincia ed è stata coordinatrice di SPAM01, Settimana del Progetto di Architettura nel Mondo. Fa parte dei curatori dell’Italian Design Day 2020 | Bogotà. Insegna ecodesign presso l’Istituto Pantheon D&T all’interno del corso di laurea triennale in design ed è referente presso lo stesso istituto del master accademico di I livello in ecodesign – i.o.t., lifecycle & urban regeneration.

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Title: Fabbricare Fiducia_Architettura #56 | Architettura e salute | Alice Buzzone

Time: 19 aprile 2020
Category: Article
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